FAQ

INDICE

  1. IL TEST
  2. VIVERE CON L’INFEZIONE DA HIV/AIDS
  3. LA TERAPIA

1. infezione hiv/aids

Cos’è l’Hiv?
L’Hiv è il virus dell’immunodeficienza umana (Human Immunoficiency Virus). Sono stati identificati due tipi di virus: Hiv-1 e Hiv-2. Entrambi vengono rilevati dai test in commercio. Il virus Hiv arracca il sistema immunitario rendendolo debole e quindi più esposto a una serie di agenti patogeni.

Cos’è l’Aids?

L’Aids è la Sindrome da Immunodeficienza Acquisita (Aquired Immuno Deficiency Syndrome). Si parla di AIDS quando il sistema immunitario è talmente indebolito dal virus Hiv da rendere le persone esposte a una serie di infezioni e malattie che possono condurre alla morte.

Dall’Hiv si guarisce?

No. Una volta entrati in contatto col virus Hiv, questo rimane nell’organismo tutta la vita. In questo caso parliamo di persone sieropositive o persone che vivono con l’Hiv, o persone Hiv positive. E’ possibile che una persona Hiv positiva non manifesti sintomi anche per qualche anno (in alcune persone il virus è rimasto “silente” per più di 10 anni), ma  può comunque trasmettere il virus.

La diagnosi di Hiv  è dunque una condanna?
Assolutamente no. Dal 1997 in Italia sono stati introdotte le terapie antiretrovirali (cART: Terapia antiretrovirale combinata) che, anche se non eradicano il virus dall’organismo, permettono però di tenerlo sotto controllo, impedendo che la persona con Hiv sviluppi una vera e propria malattia. Oggi una persona Hiv positiva può condurre una vita normale, avere relazioni, avere figli, lavorare, fare sport; l’aspettativa di vita è quasi pari a quella di chi è sieronegativo. E’ però importante tenersi sotto controllo e assumere correttamente le terapie. Un’altra buona notizia è che una persona Hiv positiva in terapia con la carica virale non rilevabile (la c.v. è un esame che si effettua per misurare la “quantità” di virus nel sangue) da almeno 6 mesi, non trasmette l’infezione.

Come posso accorgermi di aver contratto l’Hiv? Ci sono dei sintomi specifici?
In alcuni casi durante l’infezione acuta (nei giorni immediatamente dopo la trasmissione, fino a 4 settimane) si possono verificare sintomi simili a quelli di un’influenza: febbricola, mal di gola, a volte eruzioni cutanee; peraltro, vi sono molte persone Hiv positive che non hanno accusato nessuno di questi malesseri. Per questo non è utile ragionare sui sintomi: proprio perché sono aspecifici, si rischia di scambiare un banale stato influenzale con il contagio da Hiv o viceversa- Quello che bisogna fare è chiedersi se si hanno avuto comportamenti a rischio e se la risposta è si, allora effettuare il test, unico modo per sapere con sicurezza se è stata contratta l’infezione.

Quali sono i liquidi che trasmettono l’Hiv?
I liquidi che trasmettono l’Hiv sono: sangue, sperma, secrezioni vaginali, latte materno. Il virus è stato isolato anche nel liquido pre-coitale, anche se non sono riportati casi di persone che si sono infettate unicamente tramite questo veicolo.

La trasmissione può avvenire anche da madre sieropositiva al neonato durante la gravidanza, il parto e/o l’allattamento, se non si mettono in atto adeguate misure, in particolare la terapia antiretrovirale.

Quali sono i comportamenti a rischio?
Sono tutti quelli in cui le mucose vengono a contatto, senza protezione, con i liquidi di cui sopra. Quindi i rapporti sessuali penetrativi non protetti: rapporti anali (uomo/uomo e uomo/donna), rapporti vaginali, rapporti orali, se pure a rischio più basso. In quest’ultimo caso rischia chi lo pratica (bocca sui genitali), non chi lo riceve, poichè la saliva non trasmette il virus.

La presenza di altre infezioni sessuali aumenta il rischio di trasmissione che può verificarsi anche senza lesioni delle mucose.

Altra possibilità è rappresentata dal contatto con sangue infetto, ovvero scambio di siringhe tra persone che fanno uso di droghe per via iniettiva. Dal 1987 le sacche di sangue usate per le trasfusioni vengono testate e sono quindi sicure, così come gli emoderivati e gli organi trapiantati

Cosa posso fare per proteggermi?
L’uso del profilattico è la maniera più sicura di proteggersi dal virus Hiv e anche dalle altre IST (infezioni sessualmente trasmissibili) nei rapporti anali, vaginali e orali. Esso va usato dall’inizio alla fine del rapporto. Il lattice è una barriera che impedisce la trasmissione dei virus. Il profilattico è sicuro se è e rimane integro: va quindi conservato correttamente, lontano da fonti di calore: no cruscotto della macchina al sole, no tasca posteriore dei jeans (se non per un tempo breve). Come ogni presidio sanitario, anche i profilattici hanno una data di scadenza stampigliata sulla stagnola. Inoltre, attenzione a che non vengano danneggiati prima dell’uso: è bene aprire la confezione con le mani piuttosto che coi denti o con le forbici, occhio alle unghie lunghe!

Per la stimolazione orale dei genitali femminili (o per proteggersi da altre infezioni, quali ad esempio epatite A, leccando l’ano del/la partner) è possibile usate una barriera di lattice chiamata Dental Dam, ricavabile anche da un pezzo di pellicola.

Inoltre, chi fa uso di lubrificanti deve assicurarsi che siano a base di acqua: olii, creme per il corpo e simili rischiano di danneggiare il lattice del profilattico.

Ci si può proteggere dal virus Hiv anche attraverso l’assunzione di farmaci: leggi di più sulla TASP (therapy as prevention – terapia come prevenzione), la PrEP (profilassi pre esposizione) e la PPE (profilassi pre esposizione). Attenzione: questa modalità protegge da Hiv ma non dalle altre infezioni sessualmente trasmissibili!

Ci sono pratiche sessuali che non sono a rischio anche se fatte senza protezione?
Tutto ciò che non comporta penetrazione o contatto delle mucose con i liquidi sopra indicati, non è a rischio.

Il virus HIV non si trasmette con la saliva, non si trasmette con il sudore, non si trasmette con le feci o le urine: si può baciare, accarezzare, masturbare senza alcun rischio. Le pellicine sollevate ai lati delle dita non costituiscono una porta d’ingresso; la cute integra è una barriera sufficiente per proteggere dalla trasmissione.

L’assunzione di droghe è sempre a rischio?
È a rischio condividere strumenti per l’iniezione con persone Hiv positive: se si utilizzano siringhe queste devono essere sterili e personali, risciacquare con l’acqua non è sufficiente.

Alcol e droghe, inoltre, fanno spesso dimenticare completamente la possibilità del rischio e ci si può facilmente lasciare andare a rapporti sessuali non protetti: è bene ricordarselo quando si è ancora sobri e portare con sé i profilattici (e possibilmente, usarli!).

Vivere, lavorare, andare in palestra o a scuola con una persona Hiv positiva è a rischio?
La normale condivisione di spazi non è a rischio Hiv: piatti, bicchieri, posate, asciugamani, lenzuola, gabinetti, non sono veicoli di trasmissione del virus in quanto esso non si trasmette per “contatto indiretto”. Ci sono molte persone che vivono e lavorano con persone Hiv positive senza alcun rischio di contrarre l’infezione.

Le zanzare o altri animali possono trasmettere l’infezione?
No, perché Il virus dell’HIV non sopravvive all’interno dell’apparato digerente della zanzara che, peraltro, inietta la propria saliva e non il sangue. Gli animali che presentano una sindrome da immunodeficienza simile a quella umana, come le scimmie e i gatti, contraggono altri virus (SIV e FIV) che non si trasmettono agli esseri umani.

È possibile contrarre l’Hiv tramite gli strumenti del dentista?
No perché gli strumenti del dentista (come tutti i presidi sanitari) sono sterilizzati o monouso.

È vero che una persona Hiv positiva che fa correttamente la terapia non trasmette il virus?
Assolutamente si. Numerosi studi hanno dimostrato che una persona Hiv positiva, in terapia, che ha almeno da sei mesi la carica virale non rilevabile (un esame che serve a misurare la quantità di virus presente nel sangue) non trasmette il virus. Questo è uno dei motivi per cui è importante conoscere il proprio stato, ma è anche un motivo in più per non discriminare le persone che vivono con Hiv e per fare il Test.

Che cos’è la profilassi post esposizione (PPE)?
Si tratta di un trattamento con farmaci antiretrovirali che dura 28 giorni e può servire a prevenire l’infezione.  I casi in cui è raccomandata sono, oltre ai rischi occupazionali (contatti con sangue durante l’espletamento di attività lavorative, come nel caso di medici e infermieri), rapporti anali o vaginali con persone Hiv positive (che non abbiano la viremia soppressa, se è dato saperlo) o violenza sessuale. E’ necessario recarsi al più presto al pronto soccorso, possibilmente di un ospedale dove ci sia anche un reparto di malattie infettive (l’efficacia dipende anche dalla tempestività con cui viene assunta), in ogni caso non oltre le 48 ore dall’episodio a rischio, ed il medico valuterà se prescriverla o meno.

Che cos’è la profilassi pre esposizione (PrEP)?
Alcuni importanti studi scientifici (Ipergay francese, Proud, inglese) hanno dimostrato l’efficacia di due farmaci antiretrovirali (Tenofovir e Emtricitabina riuniti in una sola compressa) che, se assunti da persone Hiv negative, impediscono la trasmissione del virus Hiv. La modalità di assunzione può essere:

On demand:  prendendo due pillole da 2 a 24 ore prima di fare sesso, una terza pillola 24 ore dopo la prima assunzione ed una quarta dopo altre 24 ore

Quotidiana: 1 pillola al giorno

In Italia è stato approvato l’uso del farmaco anche a scopo preventivo, ma allo stato attuale non sono ancora state definite le modalità per la somministrazione. E’ necessaria la prescrizione di un medico infettivologo ed è possibile acquistarlo in farmacia a proprie spese. Il costo di una confezione da 30 compresse è di circa 700€. Sono in commercio però i farmaci generici a un prezzo molto inferiore. Il farmaco, usato per curare le persone con Hiv, è generalmente ben tollerato, anche se può causare danni a carico dei reni. E’ bene usarlo sotto controllo medico. E’ bene sapere che la PrEP non protegge dalle altre infezioni sessualmente trasmissibili.

Come posso sapere se ho contratto il virus Hiv?
L’unico modo sicuro per sapere se è stato contratto il virus Hiv è eseguire il Test per Hiv. Gli esami di laboratorio di routine (emocromo ecc.) non forniscono indicazioni utili. Il test individua sia l’Hiv-1 che l’Hiv-2, non ha interazioni con farmaci di uso comune (antipiretici, antibiotici, ansiolitici, antinfiammatori ecc.) e non è necessario eseguirlo a digiuno.

 

2. il test

Perché fare il test Hiv è importante

  • Perché scoprire in tempo l’eventuale positività fa la differenza: tutte le linee guida mondiali, a partire da quelle dell’OMS, raccomandano di iniziare la terapia antiretrovirale non appena si è a conoscenza della diagnosi, per impedire al virus di apportare al sistema immunitario danni che potrebbero essere irreversibili.
  • Perché sapere vuol dire prevenire e mettere in atto comportamenti responsabili.

Il test specifico per l’Hiv è l’unico modo per rilevare l’infezione; purtroppo nessun test può mettere in evidenza il virus immediatamente dopo l’avvenuta infezione. La rapidità con la quale l’infezione viene messa in evidenza dipende da diversi fattori che comprendono il tipo di test che viene utilizzato. Ciò determina anche il tempo necessario per avere la certezza che un test risultato negativo sia del tutto affidabile e definitivo (periodo finestra).

Esistono vari tipi di test utilizzati comunemente per la diagnosi, che danno risposte certe dopo tempi diversi dall’ultimo comportamento a rischio.

  • I test combinati (test di IV generazione), ricercano gli anticorpi anti-HIV prodotti dall’individuo e parti di virus, come l’antigene p24. Possono mettere in evidenza l’avvenuta infezione già dopo 20 giorni.
    Il periodo finestra è di 40 giorni dall’ultimo comportamento a rischio.
  • I test che ricercano solo gli anticorpi anti-Hiv(test di III generazione) possono mettere in evidenza l’avvenuta infezione già dopo 3-4 settimane. Il periodo finestra è di 90 giorni dall’ultimo comportamento a rischio.

Per sottoporsi a test Hiv su sangue non è necessario essere a digiuno. Se il test è effettuato con un prelievo di sangue inviato in laboratorio, il risultato è disponibile mediamente in 3 giorni.

Test rapidi su sangue e saliva
Per la diagnosi sono anche disponibili test rapidi che possono essere effettuati su una goccia di sangue punta dal dito (tra questi il test per l’autodiagnosi dell’infezione da Hiv, acquistabile in farmacia) o su saliva. Il risultato dei test rapidi è disponibile in 20 minuti.

Poiché sono test di primo screening, in caso di risultato dubbio o reattivo (positivo) è necessaria una conferma con prelievo ematico. Per conoscere il periodo finestra del prodotto utilizzato occorre riferirsi alle istruzioni della azienda produttrice. Se sono test combinati (disponibili solo su goccia di sangue), il periodo finestra sarà di 40 giorni, se ricercano solo gli anticorpi (su goccia di sangue e su saliva) il periodo finestra sarà di 90 giorni.

Non bisogna avere paura
Oggi una persona con Hiv in trattamento antiretrovirale ha un’aspettativa di vita, a parità di altre condizioni patologiche, comparabile a quella di una persona Hiv negativa: può lavorare, avere una relazione, dei figli. I farmaci permettono di tenere il virus sotto controllo e, in assenza di particolari problematiche, l’impegno è di sottoporsi ai controlli circa due/tre volte l’anno.

TASP: un’altra bella notizia è che i farmaci antiretrovirali, abbassando la carica virale a livello “unedetectable” (ovvero, non rilevabile dai saggi commerciali in uso per misurare la viremia, ovvero la quantità di virus presente nel sangue) riducaono fino al 96% la possibilità di trasmettere il virus, tanto è vero che si parla di TasP (treatment as prevention – trattamento come prevenzione), indicato dall’OMS come lo strumento più importante per controllare fino a porre fine all’epidemia.

Ricorda che…

  • La Legge italiana (135 del giugno 1990) garantisce che il test sia effettuato solo con il consenso della persona.
    Per eseguire il test, nella maggior parte dei servizi, non serve ricetta medica; è comunque sempre gratuito e anonimo.
  • Le persone straniere, anche se prive di permesso di soggiorno, possono effettuare il test alle stesse condizioni del cittadino italiano (D.Lgs 25 luglio 1998, n.286).
  • Il risultato del test viene comunicato esclusivamente alla persona che lo ha effettuato.
  • I test rapidi si possono effettuare anche in contesti non sanitari (sedi di associazioni ad esempio) e vengono solitamente offerti gratuitamente.
  • L’autotest rapido è acquistabile nelle farmacie aderenti.
  • Per tutte le coppie che intendono avere un bambino sarebbe opportuno sottoporsi al test.

 

3. vivere con l’infezione da hiv/aids

Anche con l’HIV, si può avere una vita pienamente soddisfacente: si può avere relazioni, lavorare, amare, fare sesso, avere figli.

La vita quotidiana
A volte, chi riceve una diagnosi di sieropositività può percepirsi come un pericolo per gli altri: capita che alcuni dopo la diagnosi abbiano paura ad avere i più banali contatti fisici con le persone che li circondano, come abbracci, baci o strette di mano, o che si sentano in imbarazzo a condividere con altri l’uso della toilette o di una piscina. Tutto questo non ha alcuna base scientifica: chi vive con l’HIV non può trasmetterlo a nessuno durante la quotidiana vita di relazione, lavorando con altri, andando a scuola, condividendo gli spazi comuni, nemmeno condividendo posate o bicchieri (naturalmente a meno che non ci si ferisca usandoli). Chi vive con l’HIV ha la stessa dignità di tutti gli altri; non c’è nessun motivo per cui si debba sentire marginalizzato o considerarsi pericoloso.

Dirlo o non dirlo
Le informazioni relative alla salute di una persona sono considerate “sensibili” in termini di tutela della privacy: chi vive con l’HIV, quindi, ha il diritto di decidere liberamente con chi parlare della propria condizione, finché non mette nessuno a rischio di trasmissione. Ad esempio, nessuno è obbligato a dirlo sul luogo di lavoro, a meno che la sua professione non lo metta in condizioni di potenzialmente trasmettere il virus a qualcun altro.

Può capitare di desiderare di fare sesso con una persona alla quale non ci sente pronti a dire “Io ho l’HIV”. Occorre essere consapevoli che la legge prevede che se una persona che sa di avere l’HIV ha un rapporto non protetto con qualcuno a cui non dice della propria condizione di sieropositività, rischia di essere incriminato per lesioni (nel caso in cui trasmetta l’infezione al partner) o di tentate lesioni (se la trasmissione dell’infezione non avviene). Per questo, ma anche e soprattutto per non mettere a rischio la salute di nessuno, se non si vuole comunicare alla persona con cui si sta per fare sesso il proprio stato e se questa non fa il primo passo per ricorrere all’uso del preservativo o per impiegare tutte gli altri accorgimenti, è bene che sia chi sa di avere l’HIV a suggerire questi comportamenti o a pretenderne l’uso se il/la partner dovesse rifiutarsi.

Sesso con Hiv
Chi vive con l’HIV può avere una vita sessuale pienamente soddisfacente, l’unica “regola” è usare le precauzioni che impediscano la trasmissione dell’infezione. È anche molto importante che chi ha l’HIV effettui spesso controlli per altre malattie a trasmissione sessuale (gonorrea, sifilide, clamidia, ecc.), controlli che peraltro sono previsti regolarmente dalla prassi clinica per chi è in trattamento per l’infezione da HIV. Le malattie a trasmissione sessuale, infatti, rendono molto più probabile la trasmissione dell’infezione perché procurano delle micro-lesioni e infiammazioni che “richiamano” in quella sede una maggiore quantità di virus.

Studi svolti negli ultimi anni hanno anche dimostrato che le persone con HIV che seguono una efficace terapia antiretrovirale e riescono quindi ad abbattere la carica virale stabilmente non siano in grado di trasmettere l’infezione: questo risultato ha fatto sì che alcuni paesi (come la Svizzera o il Brasile) considerino sicuro che una persona con HIV e una sieronegativa che desiderino avere un figlio possono concepirlo naturalmente purché il partner sieropositivo abbia con carica virale non rilevabile da almeno sei mesi, sia sotto costante controllo medico e non abbia altre malattie a trasmissione sessuale.

 

4. La terapia

La terapia per battere il virus
Lo “standard of care” cioè la terapia di riferimento per il trattamento dell’infezione da HIV prevede l’assunzione di tre farmaci antiretrovirali: si tratta generalmente di molecole che intervengono in fasi diverse del processo di replicazione del virus. La loro azione consiste nell’impedire che il virus si replichi liberamente e che infetti quindi altre cellule. Per questo, una terapia efficace provoca un abbattimento della “carica virale” (concentrazione di RNA del virus nel sangue) e una ricostituzione del sistema immunitario (misurata di prassi con il numero di linfociti CD4 per microlitro di sangue).

Quando iniziare la terapia
I primi risultati dello studio START- il primo importante trial clinico randomizzato che ha come obiettivo quello di stabilire se un inizio precoce di trattamento antiretrovirale (cART) porti maggiori benefici alle persone con Hiv- resi noti nel 2015, hanno largamente dimostrato che è meno probabile che le persone Hiv positive sviluppino Aids o importanti patologie ad esso correlate se vengono trattate quando i valori di CD4 (le cellule che rappresentano un riferimento per il monitoraggio della salute del sistema immunitario) sono ancora alti, invece di aspettare che scendano sotto un certo livello. Inoltre, numerosi studi hanno dimostrato che i livello non rilevabile della carica virale, raggiunto grazie al trattamento farmacologico, diminuisce drasticamente la possibilità di trasmettere l’infezione da Hiv al proprio partner sessuale.

Da queste evidenze discende che tutte le linee guida a livello internazionale, dall’OMS, all’ EACS (European AIDS Clinical Society), nonchè le linee guida italiane raccomandano fortemente di trattare tutte le persone diagnosticate Hiv positive, indipendentemente dalla conta dei CD4.

E’ della massima importanza che il medico spieghi accuratamente alla persona l’importanza di iniziare la terapia e i benefici che ne possono derivare, sia in termini della propria salute, sia in termini della prevenzione della trasmissione nei confronti del proprio (o dei propri) partner. Numerosi studi infatti hanno dimostrato che è estremamente difficile che una persona Hiv positiva in terapia da almeno 6 mesi e con carica virale azzerata trasmetta il virus.

Tuttavia l’inizio della terapia è vissuto da molte persone con HIV come un momento traumatico, quasi al pari della diagnosi: per questo è bene prepararsi, cercando di informarsi adeguatamente. Se è vero che i farmaci antiretrovirali (come quasi tutti i medicamenti) hanno delle tossicità e possono provocare degli effetti collaterali, è altrettanto vero che l’ampio numero di farmaci oggi disponibili, la facilità di assunzione di alcune combinazioni e la tollerabilità delle nuove molecole rendono la terapia molto più facile (solo una o due somministrazioni al giorno) e meno gravata da problemi. Ciò che è fondamentale, è cercare di creare un dialogo aperto con il proprio medico, discutendo con lui o lei tutte le paure, domande, insicurezze che possono presentarsi.

Assumere correttamente la terapia
Bisogna essere consapevoli che per essere certi che la terapia antiretrovirale sia realmente efficace bisogna assumerla esattamente come è stata prescritta: la capacità di seguire le norme di somministrazione correttamente (numero di compresse, orario di assunzione, eccetera) viene chiamata aderenza ed è un punto chiave per il successo della terapia. Anche su questo si può ottenere un valido aiuto dal proprio medico, esponendo tutte le proprie esigenze (ad esempio se si hanno problemi ad assumere farmaci in pubblico sarà possibile individuare una combinazione che preveda solo assunzioni in determinati orari).

Gestire gli effetti collaterali
A seconda dei farmaci utilizzati, potrebbero presentarsi alcuni effetti collaterali, che generalmente sono lievi e scompaiono nelle prime settimane di terapia. E’ importante farsi spiegare bene dal medico a quali effetti collaterali si può andare incontro, soprattutto nei primi giorni di terapia, e come li si può prevenire o eventualmente affrontare. Se poi dovessero essere particolarmente fastidiosi o persistenti è indispensabile riferirli immediatamente al proprio medico per valutare se sia il caso di cambiare terapia.